Dichiarazione di intenti
Dopo aver vissuto per una trentina di anni in città, non una metropoli, per carità, le circostanze della vita o, più propriamente, una infilata continua di vicini assai insopportabili, mi hanno portata in campagna. L'inizio, non posso negarlo, è stato promettente. Aria pulita, la prospettiva di godersi il giardino e potersi così finalmente prendere un cane e la possibilità di avere un orto. Niente più caccia al parcheggio, niente più opprimente vicinanza a luoghi maleodoranti o nocivi. Ripensare addirittura alla difficoltà di addormentarsi le prime notti per eccesso di silenzio e di buio, mi fa ancora sorridere. Poi tutto pian piano si è sgretolato. Bisogna riconoscere che anche la campagna toscana non è tutta Chianti o Crete Senesi o similari, ne esiste una che è terra argillosa arsa dal sole e poco generosa. Una campagna che ti affoga di pioggia e umidità, ti ossessiona di libeccio e ti invade di scarafaggi e topi (credetemi, non quelli di campagna, simpatici e pittoreschi, ma quelli di città che qua da noi c'è un unico modo per definirli e è "tarponi"). Per non parlare del fatto che i vicini, beh, non li si può scegliere neppure in campagna e se questa si trova pericolosamente troppo vicina alla periferia della propria città natale, non è abbastanza campestre da garantirti un vicinato non troppo cittadino.
Allora le cose son diventate chiare, arrendersi e tornare in città, divenuta tutta d'un tratto più salubre e comoda rispetto a un casolare in mezzo al niente e tra due paesini che non hanno mai avuto poi chissà che da offrire, oppure resistere, riprovarci, insistere proprio. Chi conosce il mio passato, sa che io sono una di quelle persone nate buone , pacate e ragionevoli, regine indiscusse del compromesso . Credetemi, nonostante l'opinione di alcuni passati "amici" ero così. Ero, una volta, tanto tanto tempo fa. Ma da molti lumi ormai ho sviluppato una predisposizione, anche quella innata devo ammettere, a batter la testa fino a rompersela nelle questioni che più mi stanno a cuore. L'avevo nascosta questa predisposizione, ma era là e con lo scorrere degli anni ha iniziato a uscire di tanto in tanto. La campagna però, deve averla esasperata. Ora, come detto già all'inizio non ho vissuto per una trentina di anni in una metropoli, ma anche la mia città natale sa essere congestionata, caotica e insopportabile (e conoscendo quanto siano permalosi certi miei ex concittadini, sarà meglio che dopo questa mia sparata non mi faccia vedere troppo in centro! ), quindi il ritornarci, non è mai stata una vera opzione per me. Che ha pensato la me testona allora? Cerchiamo ancora in zona e il destino mi ha portata qua.
Sto in un ... già dove sto? Perché qua non siamo neppure in quello che può essere qualificato come un paese, anche se chi ci è nato continua a definirlo tale. Sto in una delle palazzine di una "spruzzata" di case lungo uno strada provinciale di un luogo che non fa neppure frazione, al massimo località. A indicarne il nome , a inizio"paese" ,c'è un cartello sbilenco,al quale solo pochi mesi dopo essermi stabilita, se ne è aggiunto uno a forma di freccia blu con indicazione di svoltare a sinistra per trovarci e tutto grazie alla voglia di una variante (un chilometro e mezzo, non fa una "variante seria") fatta per tagliarci fuori dal resto del mondo definitivamente. Appena arrivati, siamo stati soppesati e inquadrati. I "paesani", si sono aperti pian piano, salutando da subito cortesi, ma studiandoci come imputati alla sbarra. Non c'è un solo monumento storico, non c'è neppure una piazza, abbiamo quando serve un seggio elettorale però, che visti i tempi, sai che fortuna. Intorno siamo circondati da paesini che non saranno Volterra o San Gimignano, ma alcuni riservano un fascino comunque accattivante, mentre qua la parola fascino la si può usare giusto per la vegetazione che ci circonda o che coltiviamo in qualche giardino. Esiste però un orgoglio di appartenenza e una inflessione dialettale particolare dettata dall'essere posti tra due provincie che si rincorrono di in un groviglio di confini frastagliati. Non è pienamente la campagna bucolica delle fattorie, delle colline di grano segnate sul dorso dagli immancabili cipressi , ma le persone hanno la discutibile abitudine di salutarsi e chiacchierare a voce altissima per strada anche alle sei del mattino, i galli ti sfiniscono ininterrottamente col loro canto ogni mattina ben prima,durante e dopo l'alba e i profumi di pollaio e stalla sono pronti a aggredirti quando meno te lo aspetti. Restiamo né carne né pesce però, siamo ancora un pelino cittadini (quasi tutti qua lavorano, o hanno lavorato in città), ma anche un pò campagnoli.
In posti come questo si sta scrivendo la nuova storia della frontiera. In un mondo multimediale che vive sul web, qua essere circondati da cacciatori fangosi con la doppietta in spalla e lo smartphone in mano è un attimo, qua che neppure siamo riconosciuti come località da alcuni social tanto che secondo me, ci sono "paesani" stessi che hanno il dubbio che non esistiamo. Per una come me, cresciuta tra gli altri , a vecchi western americani, poteva non piacere questa nuova sfida? In un mondo che corre veloce e pare dimenticarsi che esistano piccole realtà che paiono ormai essere surreali, un mondo sempre più sfilacciato e contraddittorio, forse un manipolo di case lungo una provinciale, può essere un buon progetto di studio,quello che un tempo era l'ideale spaccato sulla società. Qua la vita scorre più lenta, qua c'è chi ci dorme soltanto in paese, rendendolo in un certo senso un "quartiere dormitorio" un pelino troppo lontano dalla città e più bucolico e chi invece, non si è mai allontanato più di quattro paesi . Qua tutti si conoscono da generazioni e si dimostrano ancora diffidenti con quelli che non sono autoctoni, ma poi ti accolgono. Qua si percepisce che il mondo là fuori, si sta muovendo velocissimo, le nuove generazioni corrono e bramano libertà e emancipazioni aliene, eppure si rimane legati a ritmi e "usanze" così desuete da suscitare nostalgia. Per una come me, che ama capire il perchè delle cose, che non riesce a non chiedersi cosa porti con sè questa evoluzione feroce della società, una come me che sognerà sempre qualcosa d'altro, che non può non tenere gli occhi aperti sul resto del mondo, questo luogo rappresenta uno squarcio intrigante, un limbo, per certi versi grottesco, che mi attrae e apre a riflessioni incredibili.
Altre circostanze della vita, mi stanno regalando molto tempo libero a disposizione, tempo che strappo alle faccende, alle passeggiate e alla lavorazione di verdure e affini. Perchè la campagna mi ha fatto ricordare che ho quell'età che mi ha garantito una infanzia accompagnata da nonne veraci e contadine, che sapevano conservare e non sprecare. Qua , con un pensionato da "occupare" e un terreno meno argilloso e molto più generoso da coltivare e ondate di verdura da gestire, mi sono riscoperta "cuciniera e conserviera". Il tempo lo devi passare e la mente devi tenerla lontana dai cattivi pensieri. Ecco dove la vera vita di frontiera prende forma, tra dialoghi messaggistici con una amica che vive lontana, fughe in città a riprendere contatto con la realtà grazie ad amici "alchimisti", un barattolo di sott'oli, una scarpinata col cane in boschi mistici, una chiacchierata con i vicini, una cittadina prova a sopravvivere a una campagna che dista una ventina di chilometri dalla civiltà. Qui dove la finestra sul mondo che internet dona non manca, ma ritrovarsi una volpe in giardino o un cinghiale in salotto è ancora possibile. Se avrete voglia di studiarla e viverla con me questa vita di frontiera, questa avventura di una cittadina prestata alla campagna, non mi farete che piacere. Vi regalerò ricette e racconti, ma non aspettatevi una professionalità innata, questi sono pur sempre i confini della civiltà e io mi sono adattata perfettamente portando come vessillo il "quanto basta" , "a naso", "a occhio". La frontiera è fatta di ricette cucinate "di buzzo" o "di disperazione" e racconti al limite del surreale. Crederci o meno , provare o meno, sarà lasciato a vostro insindacabile giudizio e...e al coraggio da avventurieri/esploratori che dimostrerete.
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